Primo apiario

Come nasce l’idea dell’Azienda Apistica

L’idea di creare un’azienda apistica nasce, come avvolte accade, da una richiesta fattami dalla mia cara suocera Maria:

“Ruggero, perché non trovi un apicoltore e mi compri qualche barattolo di miele per la piccola Sofia? Quello che ce lo portava da Montefano si è fatto vecchio e da tempo non passa più.”

Siamo ad aprile 2012, e da agosto dell’anno prima sono tornato a fare una vita da single, costretto a restare a Roma per conservare un posto di lavoro e garantire un futuro alla famiglia, mentre mia moglie Milena si è trasferita per lavoro con la piccola di un anno, e ora vivono con la nonna. Se voglio tornare a vivere con loro devo cercarmi un nuovo lavoro a Macerata e la cosa non è affatto semplice.

Da poco, ho riallacciato i contatti con i miei vecchi colleghi e si è paventata l’ipotesi di andare in giro per le aziende del posto e vendere soluzioni informatiche per conto di una importante società di consulenza. Per essere credibile devo compilare un’analisi di mercato con relativo piano di vendite e questo mi porta via tutto il tempo libero.

A dire il vero, è da qualche anno che sono stressato dalla capitale e deluso dalle aspettative createmi durante il periodo universitario. Desidero fare solo qualcosa di utile e a contatto con la natura ma ogni volta che provo a fare un piano i conti non tornano; la spesa era sempre superiore all’impresa e comunque i terreni di mio padre sono pochi e si trovavano in Abruzzo.

E’ venerdì pomeriggio, e prima di lasciare l’ufficio di Roma e tornare dalla famiglia per il weekend, metto la parola chiave “Apicoltore Roma” su Google per cercare un posto dove comprare miele fresco e fare felice Maria. Durante la ricerca però, mi rendo conto che non sono pochi quelli che vivono di apicoltura e che infondo non ci vogliono grandi capitali per iniziare. Non occorre comprare ettari ed ettari di terreni o spendere migliaia di euro per realizzare stalle e soprattutto non occorre dare da mangiare agli animali tutti i giorni. Ma la cosa più importante è che si fa veramente del bene sia alla natura, con il servizio di impollinazione, che alle persone producendo miele, pappa reale e polline d’api. L’idea mi piace subito e mi ritrovo a sognare la mia isola felice in mezzo alle api.

La decisione di abbandonare il nuovo progetto per la vendita di soluzioni informatiche si concretizza nel momento in cui mi sono posto una serie di domande:

“Vuoi veramente continuare a metterti al servizio delle multinazionali che hanno delocalizzato e portando il lavoro all’estero mettendo in ginocchio una nazione? Vuoi continuare ad essere complice di Aziende che non hanno rispetto del personale e della natura?  Voi veramente usare le tue conoscenze per incrementare la vendita di prodotti alimentari che nulla hanno di naturale e genuino?”

E visto che comunque dovo ricominciare questa volta ho deciso di fare un lavoro che rispettasse a pieno i miei principi.

Ho abbandonato il progetto informatico e continuo a cercare informazioni sul miele ma questa volta con l’intento di diventare apicoltore. Ho letto gran parte dei diari apistici su http://apicoltura.mastertopforum.net/, acquistato il mio primo e-book di apicoltura (Better Beekeeping) e cominciato a farmi un’idea sul da farsi. Tutti i weekend che torno a Rocca San Giovanni ne parlo con mio fratello Dante e alla fine si è convinto anche lui e mi ha promesso che mi darà una mano. Tutti gli altri sono perplessi o comunque non mi prendono proprio in considerazione perché per loro è semplicemente folle che uno lasci un lavoro da Manager per fare l’Apicoltore.

Mi sono convinto che occorre fare un’apicoltura il più possibile naturale e che non posso combattere la Varroa con la chimica ma devono farlo le api. Ho deciso di scartare il metodo Mussi, anche se leggendo Apicoltura tecnica e pratica di A. Pistoia mi è sembrato interessante,  e seguo attentamente i consigli di ApiBio per la conversione a celle piccole. Sempre seguendo i consigli di Kim Flottum, ho deciso di dare priorità massima all’allevamento delle api regine per poter selezionare api tolleranti alla Varroa ed avere le api regine che voglio e non quelle che trovo.

Siamo arrivati a metà luglio e devo trovare solo chi mi vende 6 pacchi d’ape per iniziare il progetto apicoltura. Vi chiederete perché sei e non due o dieci? Perché conto già di perdere più del 50% delle api per Varroa ed errori vari e voglio comunque iniziare il 2013 con almeno due colonie. Tutti mi consigliano di aspettare perché ormai la stagione volge al termine e in primavera sarà tutto più facile, e poi nessuno ti vende i suoi sciami a Luglio. Per me invece trovare chi mi vende le api è una prova di volontà, questo è il primo ostacolo e se non ho la forza di superarlo non sarò in grado di andare avanti quando ci saranno problemi più grandi. Inoltre avrò la possibilità di fare esperienza sul campo e anche se perdo tutte le colonie faccio finta di aver seguito un corso di apicoltura a pagamento.

Sono diversi giorni che cerco su internet qualcuno su Lazio, Marche e Abruzzo senza aver successo ma se entro la sera non riesco a trovare chi mi vende i pacchi d’ape o sciami il progetto api salta. Ed ecco che magicamente leggo sul mercatino UNAPI l’annuncio di Alessandro che vende sciami ad un buon prezzo vicino Roma. Lo contatto via mail e l’indomani lo chiamo sul cellulare e ci accordiamo per sei sciami per l’ultimo sabato di luglio. E’ fatta: ho registrato l’allevamento di api alla ASL, ho comprato i porta sciami e l’attrezzatura minima da Massimo Marcolini, i primi 30 telaini di plastica da Rovero per iniziare la conversione a celle piccole dei 6 sciami e aspetto con trepidazione il 28 luglio, il giorno fissato per ritirare gli sciami.

Sono le otto di mattina e sono pronto per partire da Roma. Ho caricato in macchina i porta sciami in polistirolo con dentro i telaini di plastica spennellati la sera prima con la cera regalatami da Luigi, il primo amico apicoltore che mi ha dato una mano. In macchina ho messo anche la maschera che per sbaglio è finita sotto l’unico porta sciami con nutritore pieno di sciroppo preparato la sera prima.

Arrivo a Carsoli con la tuta già indosso è dal bagagliaio prendo i guanti e la maschera che durante il viaggio si è imbevuta di sciroppo ma non gli do importanza. Solo dopo mi renderò conto che è stata la causa che generava una nuvoletta di api sulla testa ogni volta che andavo in apiario. Non vi nego che sono terrorizzato dalle punture delle api e confido molto nella qualità delle protezioni.

Prima di chiudere il primo sciame mi tolgo un guanto è mentre cerco di scattare una foto con l’iPhone per immortalare il momento un ape mi battezza con la prima puntura. Durante la preparazione del secondo sciame si schianta magicamente la regina e al terzo ci sono talmente tante api in giro che decidiamo di rimandare la conclusione delle operazioni all’indomani.

Primo apiarioGià da queste prime avvisaglie mi sarei dovuto rendere conto di cosa mi sarebbe aspettato. Appena portato le api a casa ecco come si presentava l’apiario, ma la cosa più importante era che avevo le api.

 

20 pensieri su “Come nasce l’idea dell’Azienda Apistica

  1. Ma non ti pare un po presto per metterti a fare api regine? va bene che sono un po tarato ma io con 14 anni di esperienza mi sto avvicinando timidamente ed umilmente al mondo delle regine poiche è pratica assai complessa e necessita di molta, molta esperienza.
    Ciao.

    1. Ciao Stefano,
      ho sempre dato la massima priorità all’allevamento di api regine e sono dell’idea che ogni apicoltore dovrebbe allevarsi le proprie. Sono d’accordo con te che ci vuole molta esperienza anche se per farlo bastano poche colonie di api. Se non si prova non si fa esperienza. Perché ha deciso di iniziare ad allevare le regine, che tecnica usi e come ti sta andando!?

      1. Ciao, la mia affermazione era un po volutamente provocatoria , ma ho letto quello che stai facendo e penso che la passione e l’umilta’ per farlo non ti manchino, percio ritengo che otterrai buoni risultati.
        L’importanet è non correre troppo sulla scia dell’entusiasmo perche in apicoltura le “tappe evolutive” non vanno saltate !
        Io allevo regine da qualche anno anche se in realta ho cominciato a dilettarmi con i primi traslarvi gia al primo anno di apicoltura ( anno 2000) attualmente gestisco circa 120 famiglie ed un centinaio di nuclei di fecondazione( utilizzo favi 1/6 DB ricavati da telai da melario scomponibili in tre).
        Per raccontarti tutto dovrei scrivere per ore ed ore, magari ci incontriamo a qualche riunione dell’aiaar.
        Per adesso ti saluto e corro in apiario, l’acacia è al top!

        1. Ciao Stefano,
          ti ringrazio della fiducia e delle belle parole spese sul mio conto. Sarà un piacere per me poterti conoscere di persona e apprendere dalla tua esperienza. Alla prossima riunione AIAAR.
          Ruggero

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